Ucraina. Un fiume di armi verso Kiev da 11 paesiTribuno del Popolo
giovedì , 25 maggio 2017
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Ucraina. Un fiume di armi verso Kiev da 11 paesi

L’Ucraina ha raggiunto degli accordi per la fornitura di armi letali con oltre 11 paesi. Circa un mese fa anche la Casa Bianca aveva deciso di inviare forniture di armi per 200 milioni di dollari a Kiev, e il fatto che la Nato si stia mobilitando massicciamente in tutta l’Europa dell’Est non fa ben sperare circa prospettive di pace. 

La Nato ha deciso di mostrare i muscoli e ha deciso di farlo da diverso tempo, vedi le esercitazioni organizzate proprio a ridosso del confine russo e le parole sempre meno accondiscendenti nei confronti di Mosca provenienti da paesi come quelli baltici o la Polonia. La russofobia, si sa, è sentimento molto radicato da queste parti, e quando è scoppiata la guerra civile ucraina originata dal “golpe” del Maidan, subito la Nato ha deciso da che parte stare, addossando alla Russia ogni colpa e proponendosi per aiutare Kiev con ogni mezzo. Oggi tale aiuto potrebbe diventare realtà proprio alla vigilia di quella che secondo molti sarà una terribile offensiva estiva contro il Donbass da parte dell’esercito ucraino. Secondo un rapporto letto dal presidente Poroschenko in parlamento infatti, l’Ucraina avrebbe raggiunto accordi per le forniture di armi letali con 11 paesi, incluse armi letali. Chiaramente il ruolo principale in questo contesto è stato svolto dagli Stati Uniti, e infatti proprio Washington circa un mese fa aveva approvato di inviare circa 200 milioni di dollari a Kiev per rifornire l’esercito ucraino di armi “difensive”. Tale decisione era stata approvata dal Senato e a oggi Obama sta ancora decidendo se autorizzare o meno l’invio di armi letali a Kiev. Da parte sua Mosca ha fatto intendere chiaramente che se gli Usa dovessero inviare armi letali a Kiev, questo verrebbe interpretato come uno smaccato atto di aggressività nei confronti della Russia. Quello che ci vorrebbe, per risolvere la situazione senza versare sangue, sarebbe sedersi a un tavolo e trattare, e magari obbligare Poroschenko e Kiev a rispettare a loro volta gli accordi di Minsk del febbraio del 2015, accordi nei quali anche il governo ucraino si impegnava a riconoscere maggiore autonomia al Donbass. A oggi a Kiev non sembra esistere nessuno disposto a trovare una soluzione politica, e anzi molti personaggi che ricoprono ruoli di spicco nel governo ucraino continuano a infiammare l’opinione pubblica con una russofobia aggressiva e che non lascia pensare a niente di buono per questa estate, quando secondo i ben informati potrebbe ricominciare una offensiva in grande stile da parte di Kiev.

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